venerdì, 27 giugno 2008, ore 23:54
Ora, è abbastanza personale..
Fa caldo ed ho tempo da perdere. Ho le sigarette, il libro per smettere di fumare le sigarette, un paio di occhiali da vista ed un paio di occhiali da sole. C'è molto sole. Ho molto da lavorare, ma non credo che lavorerò.
Ho cinque mesi di pioggia e nuvole e sole tiepido alle spalle, il cuore un po' dappertutto e i piedi nel barrio. Solo oggi me ne accorgo, e se non ho indovinato prima è perchè le rose si fanno da sole, come la roba di quarta classe o le navi ordinate in fila.
Miti eccessi da marijuana accompagnano i miei Lunedì al sole. Le signore passeggiano a coppie di tre ed io non capisco i loro discorsi. Mi sembra di galleggiare.
Dice il giornale di certi cagliostri che mettono in riga le palle di vetro che piovono al mare. Dicono anche che l'unica cosa davvero importante è essere certi che la luna è crescente. Un'atmosfera è un'atmosfera fin quando la luce si spegne, conclude l'artista.
E continua a parlar d'altro, per favore. Del cuore del cane, del mare padrone, del gioco del fuoco alle cinque poltrone.
O forse è il momento di andare a studiare
regalicinesi
mercoledì, 18 giugno 2008, ore 08:47
Niente ma proprio niente di meglio che bob dylan in cuffia sulla metro.
Facce della gente, un libro di plastica tra le mani e un progetto da definire.
Penso ai fiori al mare alle stelle, perchè ogni tanto fa bene alla pelle. Penso agli ammaraggi, agli atterraggi e qualche volta agli allunaggi. Ai depistaggi, se vuoi, ma allora anche ai faggi agli ortaggi e ai re magi.
Poi d'improvviso si accende il vagone, entrano rane giganti un giro di nani e di stelle filanti. Nuotatori zingari, creoli turchi e fidanzati, giocatori di morra cinese allupati. Le lune calanti le palle crescenti, l'uso e il deluso, la tua faccia verde e ringhio gattuso.
Mi sento in disuso.
Si siedono là, nel vagone del lato, un coro di scimmie dal fiato bruciato. Chiedo "che fate", dice "cantiamo in un coro di note stonate". "Se viene qualcuna improvvisa intonata allora la mando alla guardia d'entrata". Un uomo di un metro! Due occhi profondi: uno di carta e l'altro di vetro. Controlla il vagone, ci pensa un istante poi dice: "tranquillo, non c'è soluzione".
Mi siedo e ci penso, lui sembra contento.
Girona stazione, la donna ha le guance sudate ed un pacco di vecchie riviste arretrate. Chiede quand'è che arriviamo. Mi giro, la guardo e le dico ti amo. Non è che ci creda, ci vuole coraggio ad amare una strega. Ma se davvero non c'è soluzione e se questo davvero è il mio ultimo viaggio, preferisco baciare una donna sudata a una figa di ghiaccio. E' a questo che penso, ad un circo che brucia, a un bacio non dato a un piatto di gricia. E' tutto perfetto.
Poi quando ormai la davo per fatta, si apre la porta, e come una pista da ballo di carta la folla sommerge la folla e la sbaglia. Rimane la voglia. Ma è infine l'uomo che canta in vestaglia a ricordarmi che niente si dorme, niente si sveglia.
A
regalicinesi
martedì, 18 marzo 2008, ore 06:11
La vita costellata di fogli di matematica di mio padre su cui scrivo sul retro da quando ho quattordici anni. Andavo con Silvia: appuntamento alle 17.30 in piazza Argentina e non avevo il cellulare. I cellulari erano allora quei motorola grandi neri con l'antenna. Piazza Venezia sull'87, il pizzardone in mezzo al traffico e chissà se ce sta ancora..
Altrettanta vita dopo, con Ciski nella camera al lato che svolge le sue milanesità serali ed io che scrivo.
Dico: Guarda che è strano fare ricerca! Fammelo dire così, come un regazzino cor palloncino a forma di giraffa. Che non sa dire in cosa è strano, eppure è strano.
Sto lì.. ricerco.. dice c'hai trovato?,.. mah, mme sa gnente..
..E insomma, pe' ride, però mica tanto..chissà davvero se va bene, se va male, chissà.. Vivo o morto o X, come diceva il rocker quello del lambrusco..Non so, continuo il mio lavoro su dittature e risorse naturali, cambiamenti istituzionali dettati da ragioni economiche e tutto er tric-e-trac. Ho finito il trimestre di assistente di Economia Internazionale e di Teoria Economica(!) (capito si, poi dice l'università allo sbando..), faticoso e divertente, diciamo a me diverte ma è stancante.
Ora presentazione dei risultati al mio advisor,speriamo bene. Sembra come una casa costruita dall'alto che non sai mai se rimane in piedi fino alla fine. Fin qui tutto bene..
..E così..per raccontare un pò di me tipo carodiario che alla fine non lo faccio mai e poi me ne pento.
:)
A
regalicinesi
sabato, 15 marzo 2008, ore 08:35
Voglia di esprimersi. 14marzoduemilaotto, gente che si sposa cani che abbaiano e la mia stanza in barcellona. Tutto può ancora succedere dopo una riga e mezza transitoria e appesa, io mi guardo intorno circospetto, ascolto le voci della gente e aspetto.
C'è un signore ben vestito, alto magro stempiato e canuto alla fermata di paseo de gracia la sera alle nove, quasi tutte le sere. Canta in un angolo un'opera lirica e la interrompe ad ogni fineverso con un ronzio di cavalo ebbrfff. Sempre, tutte le volte.
Potere di youtube, è anche su youtube. Ma non chiedetemi come l'ho scoperto.
Il cielo oggi era blu di mare ed arriva la primavera.
Ho voglia di salire.
regalicinesi
venerdì, 08 febbraio 2008, ore 08:39
Frugo tra le cose già dette perchè non c'ho voglia..
Sabato pomeriggio mattinata andante e mezza morta e cura il basilico e stendi il bucato e ti cresce la barba. Rincorsa dei pensieri seri, parole a cavallo. La nostra distanza, vicinanza, misura del tempo si misura giorno per giorno, centimetro per centimetro. Rincorse recuperi fiato bruciato: un insieme di cause e dimenticanze che portano in giro a caccia di mosche le grandi speranze.
Tu starai là, imbracciando il tuo fucile, pronta a confondere il mondo che è intorno, che sposta tranquillo il timone di mille frenesie e non ti guarda, non ti tiene in conto. Che cosa sei un punto che avanza? Il mare al tramonto che muore in lontananza, un pezzo di legno ed un pozzo di scienza un tiepido mediocre bruciato dalla sua esistenza? Siamo e non siamo tutto questo, il mancino e l'ambidestro, Margherita e il suo maestro.
A.
a qualche punto..
regalicinesi
giovedì, 31 gennaio 2008, ore 06:26
Minnamoravoditutto, dice l'uomo più grande con le braccia conserte. Poi si guarda intorno e arriccia la bocca, pensa di aver detto tutto quel che aveva da dire. Ha un occhio sbirulo sotto la frangia, come servisse d'ammonimento. E' l'allegoria del silenzio e non lo sa, a piedi nudi al lato della strada.
L'altro invece è bello e biondo, parla e non si stanca sembra non prendere fiato. E racconta la sua storia. Sembra non sapere, lui come tanti, che una bugia ripetuta mille volte non è ancora una verità, nonostante il tempo, l'ora ed il contesto.
Fosse nato in qualche strada di provincia, con le case basse nella nebbia e la rugiada la mattina, ancora capirei. Ma il suo naso storto e i modi aff(r)ettati tradiscono origini cittadine, Bolognacentro o giù di lì. Discorsi visti, sentiti, ripetuti, assunti e dismessi, ponderati oppure buttati lì. Comunque una fiera del già visto, l'essenza del niente, lo sciacquettio delle posate sporche.
Ed è per questo che io non lo sopporto, e tifo l'uomo grande..
..Ma tant'è, pochi giudizi..è un incontro casuale, un giro di polka tra la polvere di questo assurdo pomeriggio di mezza estate ad ascoltare un dialogo ad una sola voce. Imprevisti da affrontare quando la macchina ti lascia a piedi.
Ed in fondo solo questo rimane, un'approssimazione del nulla, un dettaglio superfluo, come la maggior parte dei ricordi inventati.
A
regalicinesi